IT | EN
24 aprile
sala Ketty la Rocca

0

24 aprile 2018

Una mostra ispirata alla più antica mappa cinese, un ponte di bolle di sapone, una tela sui generis e uno stuolo di aquiloni “musicali”.

image

Una mostra ispirata alla più antica mappa cinese, un ponte di bolle di sapone, una tela sui generis e uno stuolo di aquiloni “musicali”. La primavera a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea ha gli occhi a mandorla

Presentata “The Impossible Black Tulip. Investigating hybridity from Macao”,  terza mostra del ciclo “Global identities. Postcolonial and cross-cultural Narrative”, insieme alle performance dei tre artisti cinesi Li Na, Wang Xiaoshuang e Zhang Zengzeng in residenza fino alla fine di aprile

  Firenze, 24 aprile 2018 – Due mesi dedicati all’estremo oriente per Le Murate. Progetti Arte Contemporanea, che con l’apertura della mostra curata da Livia Dubon e intitolata The Impossible Black Tulip. Investigating hybridity from Macao (3 maggio – 3 giugno 2018) dà il via al terzo appuntamento del ciclo Global identities. Postcolonial and cross-cultural Narrative, ideato e diretto da Valentina Gensini. A fare da preludio alla mostra, un altro appuntamento che collega la Cina all’Italia e in particolar modo alla città di Firenze, con China Project, residenza artistica e performance dei tre artisti cinesi Li Na, Wang Xiaoshuang e Zhang Zengzeng (in collaborazione con l’Archivio dell’arte Contemporanea dello stato Cinese), che hanno lavorato negli spazi de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea per tutto il mese di aprile nell’ambito del Progetto Riva, realizzato grazie alla partnership e al contributo del progetto Sensi Contemporanei nell’ambito dell’accordo di programma quadro tra Regione Toscana, Mibact Direzione Generale Cinema e Agenzia per la Coesione Territoriale. A coronamento del periodo di residenza, i tre artisti hanno realizzato tre lavori, uno dei quali (Attraversamenti di Zhang Zengzeng) ha preso vita oggi nella sala Ketty La Rocca mentre le altre due (Suono sacro lontano di Li Na e la tela di Wang Xiaoshuang) verranno presentati open air giovedì 26 aprile alle 19 alla spiaggia sull’Arno sottostante piazza Poggi. L’esperienza degli artisti cinesi in residenza Un mese di tempo, tanto hanno avuto a disposizione Li Na, Wang Xiaoshuang e Zhang Zengzeng per realizzare i loro progetti site specific, a cui i tre artisti hanno lavorato nelle celle dell’ex carcere fiorentino adibite a studio d’artista. Zhang Zengzeng, specializzato nelle installazioni effimere realizzate con le bolle di sapone, a Firenze ha creato “Attraversamenti”, un ponte lungo tre metri realizzato con materiali di riciclo e ricoperto di schiuma prodotta utilizzando l’acqua dell’Arno. Il lavoro di Wang Xiaoshuang invece si concretizza in una tela che rappresenta lo skyline di Firenze con collage e innesti che illustrano alcuni dettagli della storia della città, una sorta di “ritratto” della città come corpo organico strutturato intorno alla spina dorsale del fiume. Infine Li Na, ha dato vita a “Suono sacro lontano”, l’installazione che giovedì 26  alle 19 vedrà volare sull’Arno 50 aquiloni bianchi ognuno dei quali avrà un altoparlante che trasmette brani di musica sacra. Li Na, Wang Xiaoshuang e Zhang Zengzeng sono stati selezionati da una commissione presieduta da Valentina Gensini e composta da Francesco Giomi, presidente di Tempo Reale, Martino Marangoni, presidente della Fondazione Studio Marangoni e Xiuzhong Zhang, presidente dell’associazione Zhong Art International. La commissione, sulla base dei curricula e della qualità e originalità dei progetti proposti ha scelto i tre artisti – nell’ambito di progetto di scambio Italia-Cina – per offrire loro la possibilità di lavorare ai loro progetti all’interno degli spazi delle Murate. Progetti Arte Contemporanea. La mostra: The impossible black tulip Il 3 maggio alle 17:30 apre i battenti “The Impossible Black Tulip. Investigating hybridity from Macao”, a cura di Livia Dubon, progetto che trova la sua ragione nell’esplorazione del concetto di appartenenza. La mostra prende il nome dalla più antica mappa cinese che fonde concetti cartografici cinesi e occidentali. Mappe e identità hanno una correlazione profonda: trattandosi di rappresentazioni territoriali e di confini nazionali, l’azione di cartografare si collega alla politica identitaria nazionale di un paese. Questa mappa, simbolo di ibridità culturale, confonde però le nostre idee essenzialiste di identità e fu chiamata l’Impossibile Tulipano Nero per la sua rarità e esotismo. In mostra i lavori degli artisti Ka Long Wong, Eric Fok, Guo Jie Cai, che attraverso le loro opere  daranno modo di approfondire i dibattiti post-coloniali relativi a ibridità, decolonizzazione e identità fluida. Macao ne rappresenta un caso esemplare: colonia portoghese per 400 anni, dopo l’annessione alla Cina nel 1999 come regione speciale amministrativa (SAR), ha scelto di affrontare la problematica identitaria attraverso un processo di costruzione orientato alla aggregazione invece che alla repressione o all’emarginazione dell’“altro”. Il progetto The Impossible Black Tulip è stato realizzato con la partnership dell’Istituto Cultural do Governo da R.A.E. de Macau (I.C.M.), Istituto Confucio Università di Firenze, dell’Art Zone Macao Visual Students Art Zone, e il contributo dell’Istituto Camões di Lisbona, del Dipartimento di Lingue, Letterature e Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Firenze, della Cattedra “Fernando Pessoa” afferente al medesimo dipartimento e con la collaborazione del Dragon Film Festival, dell’Associazione Chì-na e il Laboratorio Permanente per la Pace- Quartiere 5, Firenze. “Voglio avere il diritto di guardare”, ci dice Nicholas Mirzoeff. Come possiamo parlare di identità e nazionalismo oggi, senza porci delle domande sulla legittimità del concetto di “alterità”? E come parlare dell’altro senza cadere in stereotipi o sguardi coloniali? – dice la curatrice Livia Dubon -. Secondo Mirzoeff, importante teorico di visual culture, lo sguardo deve essere reciproco: tutti guardano, anche il cosiddetto “altro”. Lo sguardo deve essere autonomo ed espressione di soggettivismo politico. Nello spirito di questa idea la mostra vuole mettere in dubbio i meccanismi che hanno definito l’identità e l’alterità fino ad oggi. Partendo dal case study di Macao approfondiremo la tematica con la comunità italo-cinese della piana Fiorentina”. “Questa primavera a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea la Cina ha un ruolo protagonista – spiega Valentina Gensini – da un lato CHINA PROJECT con tre artisti in residenza per tutto il mese di aprile, presentati in una rosa di 15 artisti preselezionati da una commissione presieduta dal Direttore dell’Archivio dell’Arte Contemporanea dello Stato Cinese, quindi scelti da una Commissione riunita presso Le Murate; dall’altro il progetto MACAO: The impossible black tulip, mostra e residenza artistica centrata su un territorio ibrido ed esemplare rispetto alla dimensione Post coloniale. Un appuntamento importante del ciclo GLOBAL IDENTITIES con cui vogliamo indagare le affascinanti stratificazioni e contraddizioni del presente globale”. The impossible black tulip: gli artisti Ka Long Wong nato nella colonia portoghese di Macao, è cresciuto nell’ambiente culturale che vuole vedere questo luogo come un emblema dell’ibridismo. Quando venne territorialmente consegnato alla Cina, la narrativa identitaria si riappropriò dell’immagine della Macao coloniale, immagine propagandata dall’amministrazione portoghese fin dagli anni Ottanta. Secondo Wong, tuttavia, il governo della SAR riuscì a promuovere solo una parte della storia culturale del territorio, preservando maggiormente solo le arti tradizionali come l’architettura o le piastrelle bianche e blu; vennero, invece, trascurati la storia militare, le tensioni sociali, gli scontri, memorie queste che hanno certamente contribuito alla costruzione della storia di Macao e del suo patrimonio ibrido. Con l’installazione Love from the West (Amore dall’Occidente) – 24 elmi smaltati con decorazioni dipinte ad olio, la proiezione la Rivoluzione dei Garofani (1974) e alcune foto dei Motim 1-2.-3  (tumulti macaensi del 1966) – l’artista crea un ‘rumore’ (McQuail 1975) tra il concetto di cultura e le azioni militari; Wong unisce e completa i due lati della storia di Macao, indagando le connessioni tra  militare e cultura, tra il Portogallo e la Cina. Il lavoro concettuale e performativo di Guo Jie Cai mette in discussione l’idea di “appartenenza” legata al concetto di proprietà privata. L’artista si ricollega così a tutta quella letteratura che, a partire da Deleuze e Guattari (1972), vede nelle società capitaliste l’imposizione di valori astratti del mercato contro esigenze più concrete. Allontanandoci da queste logiche, ossia “de-territorializzando”, lo stesso significato di ‘terreno’ può cambiare: esso non è più un’astrazione, un accordo su una carta, ma una serie di azioni, stimoli che noi compiamo in risposta a quello che ci circonda per necessità materiali.  Forse non è la terra ad appartenere a noi, ma noi a lei. Il concetto di “de-territorializzazione” come quello di “de-colonizzazione” vuole ricordarci la relatività di questi valori, che sono sempre il prodotto di una specifica mentalità prodotta dal Global North. Per Cai, l’Occidente ha una storia caratterizzata da continue mutilazioni, violenze e riunificazioni in nome di confini astratti e politici.  Con il suo lavoro vuole ricordarci lo stato ‘naturale’ e la necessità di de-territorializzazione considerando un territorio come un unicum, libero dal desiderio di possesso. Per questo Cai esplora le mappe catastali, ponendosi alla ricerca di iati di libera proprietà, che per quanto piccoli, simboleggiano un valore diverso. La virtuale vendita di questi spazi, reiterando il processo di “re-territorializzazione” del capitalismo, vuole al contempo parodiare e sfidare l’azione di chi incarna questo processo: stati e società immobiliari. Il lavoro di Eric Fok analizza invece il vecchio territorio di Macao. Secondo Eugenio Turri (2011:67) partendo da Maurice Merleau-Ponty il visibile è tutto intessuto di non visibile: non è semplice lacuna, ma è ciò che sottende il visibile come sua possibilità ontologica. Qual è, quindi, la relazione tra memorie di un territorio e identità contemporanee in relazione a una storia così complessa come quella di Macao? L’Occidente e l’Oriente sono intrecciati; la città è legata al suo stile di vita moderno e alla sua architettura, ma ha secoli di patrimonio stratificato. Fok sembra rispondere a questa commistione inserendo edifici moderni in una mappa antica, come una nuova dimensione nello spazio-tempo. La cartografia melanconica di Fok pone mondi speculativi alternativi che rendono finzione e realtà, l’ovest e l’oriente, il passato e il presente, inseparabili. The impossible black tulip: gli eventi collaterali A margine della mostra sono stati inoltre programmati una serie di appuntamenti – a Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e non solo – che vedranno prorotagonista Macao e le riflessioni sull’identità stimolate dalla mostra. Si parte con l’Artist talk e performance dell’artista Guo Jie Cai il 3 maggio alle 17:30 alle Murate, in occasione dell’opening di The impossible black tulip. Si prosegue il 5 e 6 maggio alle 10 con il laboratorio d’artista “Il viaggio verso ovest”, dedicato ai bambini dai 6 ai 12 anni. E ancora sabato 5 alle 14:30 al Circolo Arci-SMS Peretola il laboratorio d’artista per famiglie “Worldmap in (e) motion”. Domenica 6 alle 15:30, lo stesso laboratorio verrà replicato presso l’Associazione Chí-na. Il 9 a partire dalle 10, alle Murate. Progetti Arte Contemporanea, spazio alla talk “Ibriditá tra Italia e Cina” e infine, sempre il 9 maggio alle Murate, alle 14, il laboratorio d’artista “Decolonizzando la pratica scultorea”.