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7 giugno ore 17.30 vernissage
Le Murate. Progetti Arte Contemporanea

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4 giugno 2018

The Time of Discretion. Chapter One

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di Lisa Batacchi a cura di veronica Caciolli The time of Discretion. Chapter one  di Lisa Batacchi, a cura di Veronica Caciolli chiude il ciclo GLOBAL IDENTITIESPostcolonial and cross-cultural Narratives L’esposizione è una metaforica e necessaria retrospettiva su un ciclo di lavori sviluppati specificamente sul tema della discrezione e intesi come il suo primo capitolo, nell’arco degli ultimi due anni. La mostra consta di due opere realizzate nel sud della Cina assieme al popolo Hmong e di circa venti nuovi lavori prodotti espressamente per questa occasione, tra batik, installazioni, arazzi, video, fotografie, archivio documentario e reperti simbolici. The Time of Discretion è un progetto transnazionale in progress, che schiude questioni complesse ed estremamente sensibili, che valicano largamente i confini dell’arte. La mostra incrocia esperienza e rappresentazione, pone drammaticamente a confronto Oriente e Occidente, avanzando un denso scenario teorico in relazione ai processi di globalizzazione. Il progetto prende le mosse dalla partecipazione di Lisa Batacchi alla Land Art Mongolia Biennal del 2016, il cui tema da declinare riguardava l’interpretazione dell’asse che divide il cielo dalla terra. Per farlo, l’artista ha raggiunto Guizhou, un villaggio montano della Cina meridionale dove l’antico popolo dei Hmong (originario dell’area siberiano-mongolica), osserva quotidianamente una ritualità tradizionale. Custodisce in particolare una pratica specifica, considerata divinatoria, quella della tintura naturale ad indaco. Una grande tenda così realizzata dall’artista, manualmente, con lentezza e discrezione, assieme alle donne Hmong, è stata in seguito trasportata in processione verso il monte sacro Altan Ovoo, per la performance di inaugurazione della Biennale. Il cavallo-mucca ivi rappresentato, espone una simbologia derivata da un oracolo cinese della tradizione classica, interrogato preliminarmente dall’artista, le cui sentenze sono governate da una logica di casualità, attraverso il lancio ripetuto di monete. Una casualità intesa evidentemente come non casuale ma segretamente determinata, regola anche deliberatamente, il comportamento progressivo di Lisa Batacchi. Una successiva esperienza presso questo popolo le ha permesso la tintura di un altro tessuto, che attinge ancora ai significati espressi nel quarantesimo e nel secondo esagramma dell’I-Ching (La liberazione – Il ricettivo). A questi, si affiancano in mostra ulteriori venti lavori multimediali, prodotti per questa esposizione e mostrati in anteprima per lo spazio de Le murate. La collaborazione con differenti tipi di maestrie, attività che caratterizza una delle direzioni del progetto, è stata estesa dall’artista anche al territorio locale, dapprima nella città di Firenze, dove attraverso gli antichi telai della Fondazione Lisio, ha potuto realizzare cinque arazzi in tessuto. Un toli, amuleto usualmente indossato e utilizzato dagli sciamani mongoli, è stato invece riprodotto su larga scala, a fini performativi oltre che espositivi, in parternship con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Un nuovo lavoro tessile tinto a guado (antico colore vegetale) verrà realizzato durante l’estate assieme a Natural Color Culture nelle Marche e presentato in anteprima a Le Murate il prossimo 4 settembre. La mostra è inoltre arricchita da quattro serie fotografiche che da una parte documentano la performance svolta per la Land Art Mongolia Biennal, il backstage materiale di questo primo capitolo e da una raccolta che rappresenta la bellezza, la persistenza della tradizione e la fragilità di un mondo parzialmente isolato, alle soglie della globalizzazione ma ancora magicamente possibile. Un video, che anticipa un lungometraggio di prossima produzione, ripercorre le tappe paesaggistiche, relazionali e culturali della Mongolia, dell’Inner Mongolia e della Cina meridionale, in cui poesia, immaginari e narrazioni si confondono. 7 giugno ore 17.30 talk introduce Valentina gensini direttore artistico di Le Murate. progetti arte Contemporanea, dialogano Veronica Caciolli curatrice della mostra e Lisa Batacchi artista ore 18.30 vernissage 

In particular, they hold a specific practice, considered divinatory, that of natural indigo dyeing. A large tent created by the artist, manually, slowly and discretely, together with the Hmong women, was later carried in a procession towards the sacred mountain Altan Ovoo, for the inaugural performance of the Biennale.
The horse-cow represented there, shows a symbology derived from a Chinese oracle of the classical tradition, questioned preliminarily by the artist, whose sentences are governed by a logic of randomness, through the repeated tossing of coins. A randomness clearly understood as not accidental but secretly determined, also deliberately regulates the progressive behavior of Lisa Batacchi.
A subsequent experience with this people allowed her to dye another fabric, which still draws on the meanings expressed in the fortieth and in the second hexagram of the I-Ching (The liberation - The receptive).
Alongside these, there are further twenty multimedia works, produced for this exhibition and shown in preview for the Le Murate space.
 
The collaboration with different types of mastery, activity that characterizes one of the directions of the project, has been extended by the artist to the local area, first in the city of Florence, where through the ancient looms of the Lisio Foundation, she has been able to realize five fabric tapestries.
A toli, an amulet usually worn and used by Mongolian shamans, has instead been reproduced on a large scale, for performative as well as exhibition purposes, in parternship with the la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
A new batik dyed with guado (ancient vegetable color) will be realized during the summer together with Natural Color Culture in the Marche region and premiered at Le Murate on September the 4th.
 
The exhibition is also enriched by four photographic series that on one hand document the performance for the Land Art Mongolia Biennal, the backstage material of this first chapter and a collection that represents the beauty, the persistence of tradition and the fragility of a world partially isolated, on the threshold of globalization but still magically possible.
Eventually, a video, which anticipates an upcoming feature film, retraces the landscape, relational and cultural stages of Mongolia, Inner Mongolia and southern China, in which poetry, imagery and narration become confused.